Exit 2 – La saga dei sociopatici continua

Non meno disturbante della prima stagione, la seconda di Exit è il seguito delle storie vere di quattro milionari norvegesi, deviati da uno stile di vita immorale e cinico che li rende infelici e perennemente insoddisfatti.

Dalla regia di Øystein Karlsen, una delle serie di grande successo della NRK norvegese, e di cui si trovano anche sottotitoli inglesi, ma anche piuttosto controversa. Non per tutti i palati dunque, ma chi ha apprezzato la prima stagione deve assolutamente proseguire.

Sparite le scene delle interviste ai quattro protagonisti, ci addentriamo nel racconto vero e proprio che segue le vicende di Adam (Simon J. Berger), cocainomane e schiavo del sesso a pagamento, ma soprattutto manipolatore meschino della vita della sua ex-compagna, Hermine (Agnes Kittelsen), che ha ingannato nella serie precedente nascondendole di aver fatto una vasectomia, e che è rimasta incinta del suo amico Henrik. Un amore malato quello di Adam, un gioco di potere che porterà allo stremo Hermine, ormai terrorizzata.

Agnes Kittelsen

Henrik (Tobias Santelmann), dal canto suo, poco se ne frega del figlio che aspetta da Hermine, l’amicizia (o interesse per motivi di “lavoro”) per Adam viene prima, e d’altra parte, si è anche un po’ stufato della vita matrimoniale. Un rapporto sessuale a rischio in Africa gli fa vedere le cose da un’altra prospettiva, e bisogna cogliere l’occasione al volo per mollare la famiglia e liberarsi del fardello.

Jeppe (Jon Øigarden) è il violento del gruppo, gestione della rabbia pari a zero, moglie succube e perennemente umiliata, con un unico punto debole: la separazione dei suoi genitori da piccolo. Infine William (Pål Sverre Hagen), che dopo un tentativo di suicidio andato male, si disintossica in una struttura e rientra a casa giusto in tempo per riprendersi i figli e sbattere fuori la moglie malata di depressione cronica, che non aspettava altro che il suo ritorno e invece si ritrova sola e senza un soldo. William è il personaggio più tormentato, cercherà di resistere ad alcol e droga in ogni festino organizzato, andrà a riprendersi la ragazza alla pari Pim (Catharina Vu), licenziata in malo modo dalla moglie, l’unica donna che si è sempre preoccupata per lui e che ancora tenta, inutilmente, di farlo tornare a condurre una vita serena.

In questa stagione scopriamo qualcosa di più sul lavoro dei quattro, legato a coinvolgimenti illeciti in operazioni finanziarie. Lo psicopatico del gruppo, Adam, riceve una soffiata riguardo un’enorme acquisizione nell’industria della lavorazione del salmone, e insieme decidono di approfittare di questa informazione per commettere insider trading.

Difficile è stato riprendere i paesaggi della prima stagione, date le restrizioni del momento, ma con sapiente uso di grafica, anche le scene a Manhattan sembrano reali. La pandemia viene anche nominata quando si parla di borsa, ma come evento ormai passato (magari!).

Questa volta le donne assumono un ruolo più attivo: loro sono puntualmente la parte lesa, e pur con tutte le cattive intenzioni del mondo nell’unirsi per vendicare i torti subiti, il predominio maschile è indiscusso. Anche sciogliere i legami sembra impossibile, e lo si vede con Hermine.

Di politicamente scorretto troverete di tutto: gli uomini dell’est sono “cavalli europei, con più muscoli che cervello”, i “filippini alla pari” sono “strumenti di cui nessuno, eccetto William, ricorda il nome”, e tutte le donne sono delle “puttane usa e getta”. E’ dunque normale fare un viaggio in Mozambico, fare sesso con una minorenne, riportare a casa la testa di un leone come trofeo di caccia, è normale far trovare alla propria moglie nel letto un prostituto…

Nonostante la loro mancanza totale di morale, di empatia, e quant’altro, si finisce per simpatizzare con i ragazzi, come accade quasi sempre con i “cattivi” delle serie. Ad eccezione di Adam, gli altri tre hanno dei momenti di fragilità: lo si vede in Jeppe, quando affronta il male incurabile del padre, in William, quando cerca di fare sempre le cose giuste per amore dei figli e l’affetto per Pim, in Henrik, il più cinico, che in realtà desidera solo essere amato. Di gradevole c’è sicuramente la colonna sonora. Per la recitazione non mi esprimo, parliamo di mostri, non di attori, da segnalare è anche la presenza di un’irriconoscibile Sofia Helin. A voi i commenti!

(www.lbtechreviews.com/)

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