Outlier, il grido inascoltato delle donne

Maja Angell vive a Londra, fa la criminologa, è specializzata in profili dei criminali e tiene dei corsi all’Accademia di Polizia. Ha una certa predilezione per l’argomento “serial killer”. I serial killer sono molto spesso uomini, le loro vittime, i “soft target”, sono donne. Donne che non vengono ascoltate. Le indagini vengono condotte molto spesso da uomini, che non sempre gradiscono ascoltare le donne, lo fanno perché costretti, forse per questo non riescono sempre a risolvere determinati casi. La relazione tra le due cose non è casuale… queste le parole che scioccano gli studenti. Qualcuno si lamenta, il compagno e collega di Maja la avverte, basta con questi discorsi, separa le due cose, non metterci sempre del personale. Ma Maja ha pagato per non essere stata ascoltata in passato, e d’ora in poi dovrà affrontare un viaggio indietro nel tempo, con tutta la grinta che le rimane, fino all’ultimo grido.

Maja viene a sapere che nel suo paese di origine, Nerbygd, una località remota della Norvegia dove vive anche una comunità Sami, viene trovato il corpo di una ragazza. Viene subito arrestato un tipo conosciuto già per violenze a droga. Maja non resiste, deve tornare a casa, hanno preso l’uomo sbagliato, un killer che pianifica la morte di una vittima non è una persona violenta, è una persona capace di autocontrollarsi, in genere passa inosservata…

Il ritorno a casa le riapre ferite mai rimarginate. Un fratello morto per, pare, suicidio, una madre impazzita e in casa di cura, un padre depresso. Il capo della polizia non ama la sua intromissione. Maja li ha abbandonati per fare carriera a Londra, e ora vuole insegnargli il suo mestiere. Ci risiamo, le donne non vengono ascoltate. D’altra parte, questa città ti risucchia l’anima, dice lei al padre, non puoi fare altro che scappare. Voi non ascoltate le vostre donne.

Insieme al lavoro con due poliziotti che si fidano di lei, trova una serie di casi irrisolti di donne uccise nei dintorni. Mattone dopo mattone, la criminologa costruisce la personalità perfetta del serial killer, che probabilmente è del paese e magari lo avrà pure conosciuto da piccola. Anzi, da piccola è successo qualcosa, ma lei ha un ricordo vago… perché nessuno l’aveva ascoltata, avevano fatto finta di niente. Anche per questo era scappata via.

Il suo lavoro verrà ostacolato in ogni modo, viene quasi considerata una squilibrata con problemi irrisolti. La serie è stata creata da Arne Berggren, famosa scrittrice norvegese, e da Kristine Berg. Insieme hanno scritto Elven e Hotel Caesar. Ottima l’interpretazione di tutti, ma soprattutto della protagonista, Hanne Mathisen Haga. Come per emulare la protagonista di The Killing Sarah Linden, anche Maja indossa sempre lo stesso maglione. Gli otto episodi non volano, inutile dirlo, c’è molta introspezione e tanti dialoghi con primi piani, poca azione. E’ un’indagine che si sviluppa minuto per minuto, passo dopo passo. Non mancano ovviamente le riprese col drone sui meravigliosi paesaggi. Un altro prodotto studiato dunque per l’estero appassionato di nordico!

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