BRIDGERTON

Shonda Rhimes “rivisita” (ed assume a modo suo) il mondo di Jane Austen.

I romanzi della Austen, tutti ambientati nel primo “Ottocento” Inglese (e poi anche tutti i prodotti audiovisivi scaturiti dalla sua penna), sono sempre contraddistinti dalla forte descrizione della divisione in classi sociali di cui la società inglese era all’epoca caratterizzata, ed all’inizio delle storie i protagonisti “appaiono” sempre in un certo modo. In questi scritti le descrizioni dei problemi sociali, psicologici ed umani, sono legati a tale divisione delle classi sociali dell’epoca e alla “formale apparenza dei modi e delle regole comportamentali esistenti nell’epoca raccontata; il superamento di questi problemi (soprattutto per il destino dei protagonisti delle storie raccontate) avviene perché interviene sempre, come elemento risolutore necessario, il “sentimento” amoroso, la “passione” dei protagonisti mostrata in tutta la sua “sincerità”.

Lo sviluppo narrativo delle storie, infatti, dimostra che l’apparenza inganna perché la realtà, i fatti e le scelte che si compiono in quelle storie, attraverso l’intervento dei sentimenti dei protagonisti, dimostrano una “verità nascosta” che, svelata, risolve l’intrigo narrativo.

Questa lezione della Jane Austen, la Shonda Rhimes, produttrice di “Bridgerton” (tratto dalla saga letteraria di Julia Quinn), la assume così tanto ed implicitamente perché in questo serial introduce uno stratagemma narrativo già in nuce usato in alcuni suoi precedenti prodotti televisivi e cioè “il Gossip”, il pettegolezzo quotidiano, strumento usato per raccontare e sviluppare man mano le storie dei protagonisti attraverso ciò che è “strutturalmente insito” nel Gossip e cioè la “vacuità”, la fatuità, la frivolezza, l’inconsistenza, la superficialità, la mancanza di consistenza del mondo raccontato dal Gossip, ma anche la “crudeltà” dei suoi eventi e delle sue ripercussioni sulle persone coinvolte e cioè sul mondo della alta borghesia e della aristocrazia dell’Inghilterra dei primi del secolo IX…..ma…maaaa….

la Shonda Rhimes, con l’aiuto dello sceneggiatore Chris Van Dusen, dà invece sostanza al racconto, superando la “vacuità” del Gossip, attraverso la descrizione di un fidanzamento “falso” da combinare per la dolce giovane Daphne Bridgerton assieme al Duca di Hastings (Simon) e così mette in scena la progressiva maturazione della giovane nell’ideare questo falso fidanzamento assieme al Duca per potersi liberarsi dai vincoli di un probabile matrimonio combinato, non desiderato e non voluto, per interesse e NON per amore…ma….maa…. attraverso questa “finzione” (naturalmente come è evidentemente d’obbligo in un serial del genere) trovarsi progressivamente e “reciprocamente” a innamorarsi per davvero  con il protagonista di questa finzione organizzata e desiderare al contrario di amarlo e sposarsi, NON dopo però aver dichiarato forte ed in modo convinto con i propri familiari, soprattutto il fratello maggiore che stava per battersi a duello col Duca, la “propria autodeterminazione”, la propria autonomia decisionale, nella scelta del proprio sposo e non per i vincoli sociali vigenti… e qui già sta una “modernità” (una novità narrativa) inserita in un contesto tipico dei romanzi della Austen, in cui questi elementi sono sì intuiti ma mai dichiarati (e forse in quell’epoca per le donne erano anche impossibili da dichiarare), anche se, naturalmente, dato che si sta narrando una storia di una certa epoca, non tutti i destini dei protagonisti finiscono in “rose e fiori” ma alcuni, purtroppo, finiscono secondo le convenzioni sociali vigenti nell’epoca.

Ma… per la Rhimes non finisce qui… perché se in un serial del genere il lieto fine è d’obbligo, allora, sempre secondo quello che ci propone la produttrice Shonda Rhimes, una “donzella” delle classi dominanti del primo Ottocento Inglese può finalmente raggiungere il più desiderato, il più naturale ma anche il più convenzionale risultato dell’epoca per il sesso femminile e cioè la “maternità”…. ma questo risultato , in questo serial televisivo, può essere raggiunto solo faticosamente e solo dopo un ulteriore estenuante e progressivo processo di superamento dei problemi psicologici ed umani da parte dei protagonisti nel loro “marriage” quotidiano, processo nel quale il risultato raggiunto e desiderato NON è legato ancora una volta alle convenzioni sociali ma è il compimento di una “felicità raggiunta” dalla “verità svelata” e dall’unione del sentimento e della passione amorosa che unisce i due protagonisti… risultato che è un finale assolutamente rispettoso ed in linea con i finali delle storie della Austen, magistrale descrittrice di quell’epoca raccontata: quindi noi spettatori vediamo così messi assieme “tradizione” e “modernità”. Naturalmente ci sono altre cose, ma tutte in linea con i classici escamotages che si usano nel raccontare i protagonisti di storie come questa, come anche la “classica” sorpresa sull’evanescente narratrice dei “Gossip” coi quali la storia è raccontata (non tanto per chi lo capisce prima) ed infine, tralascio le classiche considerazioni sulla regia e sulle interpretazioni degli attori ed attrici che lascio invece ad ognuno che vorrà vedere il serial.

27/12/2020                                                                  AmedFre

BRIDGERTON (2020) – prodotto da NETFLIX – SHONDALAND

Produttori esecutivi : Shonda Rhimes e Chris Van Dusen (anche sceneggiatore)

Protagonisti: Julie Andrews (Lady Whistledown, la narratrice) – Phoebe Dynevor (Daphne) – Regè-Jean Page (Simon) – Nicola Coughlan (Penelope, o Pen) – Claudia Jessie (Eloise) – Polly Walker (Lady Portia)

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