Gridare al lupo al lupo: Ulven Kommer

Oggi lascio la terra britannica per approdare in quella scandinava e lo faccio per consigliarvi la miniserie Ulven Kommer (in inglese Cry Wolf), la serie di 8 episodi che ha debuttato l’11 ottobre su DRTV è per ora disponibile solo in lingua danese con i sottotitoli in italiano inglese o spagnolo. La serie ha ricevuto il premio per la migliore serie allo Zurich Film Festival in Svizzera. Holly, una ragazzina di 14 anni, scrive un saggio nel quale accusa il patrigno Simon di gravi violenze domestiche. Del suo caso si deve occupare Lars Madsen, il miglior assistente sociale del comune, che ha due settimane di tempo per indagare, e nel frattempo Holly e il fratellino Theo vengono mandati presso una famiglia affidataria. La madre Dea e il marito Simon sostengono che Holly abbia mentito, ma si è davvero inventata tutto?

Lo dico subito, mi è piaciuta moltissimo sia per la tematica sia per come è stata affrontata ed anche per il dipanarsi della storia. La serie non è solo un dramma familiare ma anche un esame del nostro sistema sociale.

Questa non sarà una recensione dettagliata ma una sorta di “consiglio” del perché, secondo me, vale la pena guardare questa miniserie.

Cercherò di fare meno spoiler possibile, in caso saranno comunque spoiler generali.

Come dicevo la serie tratta tematiche importanti; abuso minorile, violenze domestiche e relazioni “abusive”.

Il compito dell’assistente sociale Lars (Bjarne Henriksen) non è certo facile, Holly, la ragazzina che ha scritto il saggio, sembra sincera ma al tempo stesso sembra voler nascondere alcune cose e i suoi comportamenti durante gli 8 episodi fanno dubitare non solo gli assistenti sociali (anche se Lars resterà sempre sulla sua posizione seppur con qualche dubbio), ma anche noi telespettatori. Infatti sia in noi che nei protagonisti sorgono domande ma anche critiche: puoi sempre fidarti dei tuoi figli? Quanta pressione può sopportare una famiglia? E chi sta davvero dicendo tutta la verità? Durante la visione devo dire di aver cambiato più volte opinione sui vari personaggi e questo è stato un grande punto a favore perché non tutto è stato così scontato, anzi, ci sono state volte che avrei voluto urlare contro ad Holly, altre contro Dea e Simon e altre ancora in cui avrei voluto consolarli.

Le interpretazioni sono state ottime, soprattutto quella di Flora Ofelia Hofmann Lindahl (Holly), nei suoi sguardi si possono sentire e vedere le sue paure e il suo dolore. Dea (Christine Albeck Barge) e il marito Simon (Peter Plaugborg) sostengono che Holly abbia mentito ma si è davvero inventata tutto? Holly è forse una ragazzina complicata ma è anche molto sensibile e in cerca d’affetto ma più di tutto di una stabilità, perché seppur la madre le voglia bene, viene troppe volte messa da parte in favore della felicità di coppia.

Anche Theo (Noah Storm Otto) è un bambino con dei problemi (disturbo dell’apprendimento) e non accetta ciò che la sorellastra sta facendo, soprattutto vede il padre come un eroe e Holly come una bugiarda (nonostante sia fortemente legato a lei e le voglia bene), questo, sommato ad una conversazione fra la madre affidataria Dorte (Lone Rødbroe) e l’assistente comunale che Holly sente per puro caso, le farà prendere una decisione che potrebbe ribaltare il caso.

La madre, Dea, è un insegnate nell’asilo della città e ad un primo sguardo è la mamma e moglie perfetta, così come Simon che ha un lavoro, si occupa dei figli e anche della casa e sembra un padre e un marito senza macchia, in poche parole una coppia come tante altre; come dicevo non voglio fare troppi spoiler quindi non dirò troppo sulla relazione fra Dea e Simon ma solo che entrambi, in un modo del tutto diverso, sono dipendenti l’una dall’altro e i vari comportamenti vengono giustificati dalle dichiarazioni d’amore o dalle affermazioni sul fatto che si vuole solo “il bene dell’altro”.

Il finale è forse una sorta di speranza per tutti, o meglio, un cercare di ritrovarsi e forse andare avanti insieme o seguendo un proprio e personale percorso. Holly alla fine aveva ragione nell’accusare Simon? Non ve lo dirò, quello che vi dico è, se potete, guardatela perché si può imparare ad avere una prospettiva diversa su determinate situazioni.

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