BARBARIANS – La ricostruzione della Storia

Quando si racconta un evento storico, a meno che non si voglia stravolgerne l’esito, si cammina dentro confini ben delimitati perché l’esito appunto non si può cambiare. L’evento, qui, è la descrizione della battaglia di Teutoburgo nel 9 D.C. tra le Legioni Romane guidate dal Console Publio Quintilio Varo e le tribù Germaniche guidate dal loro Capo Arminio, che era stato educato all’arte militare dagli stessi Romani. All’epoca Roma, attraverso le sue legioni, dominava il territorio germanico attraverso il suo classico “divide et impera” tra le varie tribù del territorio. La battaglia fu disastrosa per i Romani, Vario si suicidò per il disonore della sconfitta e lo stesso Imperatore Augusto, alla notizia si racconta che gridò con disperazione: “Varo, Varo, rendimi le mie legioni”!…

Ciò però non vuol dire che non si possa intervenire, nel racconto, sui “dettagli” di come quell’evento si è dispiegato.

E’ ciò che succede in BARBAREN ( BARBARIANS – o BARBARI in italiano). Qui gli autori raccontano l’evento creando una serie di “intersecazioni” nelle relazioni interpersonali tra gli interpreti principali per motivarne le scelte nel dispiegarsi del racconto. Arminio, interpretato da Laurence Rupp, è figlio naturale di Segimer Re dei Cheruschi ma, dopo essere stato ceduto anni addietro dal padre Segimer ai Romani per mantenere la pace, è anche figlio adottivo di Publio Quintilio Varo, il Console Romano che ora governa il territorio e che lo chiama al suo fianco per la conoscenza delle popolazioni e delle tradizioni del suo popolo. Arminio è anche amico d’infanzia di Thusnelda (la bellissima Jeanne Goursaud) guerriera e pseudo-veggente e di Folkwinn Wolfspeer (col quale cacciava e giocava) e che è innamorato di Thusnelda. Costei è figlia di Segestes, l’interprete della tribù dal latino dei Romani al germanico del suo popolo ma anche infimo traditore. Arminio è anche prefetto delle legioni Romane e deve catturare e giustiziare il suo amico d’infanzia Folkwinn perché ha offeso i Romani rubando il simbolo della legione e del potere romano, l’Aquila Romana. Per farlo deve combattere la sua gente, suo padre e non essere più riconosciuto come appartenente al suo popolo ma piuttosto considerato nemico.

Queste “intersecazioni” nelle relazioni interpersonali dei personaggi motivano poi le scelte che essi faranno (e che qui non raccontiamo). Arminio sarà un liberatore” del suo popolo e lo sarà perché profondo conoscitore del suo popolo naturale ma anche profondo conoscitore del popolo che lo ha educato, i Romani … e qui rivediamo “riveduto ma non corretto” un “topos” del cinema biblico- storico.

Arminio (anche se qui non esiste nessuna relazione religiosa con Dio) nello svolgimento del racconto è per i germanici e per i Romani  quello che Mosè fu per il suo popolo ebreo e per gli Egiziani (che lo crebbero ed educarono come principe) cioè il “Liberatore”, colui che permette la vittoria e così l’uscita della propria gente dal dominio di un popolo oppressore. Perché conosce tutte le virtù e tutte le debolezze dei due popoli coi quali è cresciuto ed ha vissuto e quindi sa come operare nella lotta.

Nell’ultimo episodio è significativo ciò che Arminio dice al suo padre adottivo Romano, cioè Quintilio Varo: “Tu non credevi e non pensavi che si potesse pensare di scegliere di vivere “diversamente” da come fai tu e da come si fa a Roma”. Il riconoscimento del bisogno della propria diversità come motivazione della scelta della ribellione al dominio oppressore, per sé e per il suo popolo.

Ecco un modo abbastanza originale di raccontare un evento storico operando sui dettagli di come quell’evento si è dispiegato e così diventa possibile legittimamente e verosimilmente ri-costruire, attraverso la narrazione, un fatto storico.

BARBAREN (BARBARIANS o BARBARI, in Italiano)

Produzione: Netflix – Gaumont

Ideatori: Andreas HeckmannArne NoltingJan Martin Scharf

Interpretato da: Laurence RuppJeanne GoursaudDavid Schütter

                                       Amed Fre

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