Partisan, ma cosa ho visto?

Annunciata come grande novità di Viaplay, per la presenza di Fares Fares, soprattutto, ovvero Assad, il co-protagonista del famoso Dipartimento Q insieme a Carl Mørck (Nikolaj Lie Kaas), film ispirati ai romanzi di Jussi Adler-Olsen, la miniserie in 5 episodi mi ha lasciata piuttosto perplessa.

Partiamo con presupposti interessanti: in Svezia esiste una comunità agricola autosufficiente, Jordnära, sospettata di attività di riciclaggio di denaro. Le informazioni sulla comunità ci vengono date poco per volta: il poliziotto Johnny (Fares Fares) attraversa i suoi cancelli come infiltrato. Viene infatti assunto dal “capo” Kent (Johan Rheborg) come autista di camion, quelli che verrebbero usati per distribuire ortaggi biologici, in teoria.

Johnny ha un passato difficile, si scopre presto che qualche criminale si è vendicato di lui procurandogli il dolore più grande che si possa immaginare. Inoltre, a causa di una sparatoria, soffre di acufene e lieve sordità. Prima di entrare in comunità deve prelevare e portarci due sorelle che hanno cambiato diverse famiglie affidatarie. La più grande si chiama Nicole (Sofia Karemyr), ribelle, indipendente, si rifiuta di far parte del gruppo di ginnastica ritmica di Jordnära, a differenza della sorellina, e poi tutto il contesto le sembra poco normale. L’unica persona che considera normale è il guardiano al cancello, un ragazzo della sua età, con cui inizierà a flirtare.

La miniserie rimanda la sensazione di vedere un film degli anni 70, il regista Amir Chamdin dice di essersi ispirato, tra le altre cose, al film di Coppola del 1974 “La Conversazione”. C’è molto zoom in – zoom out, a volte sembra di vedere un documentario, la colonna sonora folk non è male, come anche qualche scena stile Sergio Leone. E questa potrebbe anche essere una nota originale del prodotto, ma a mio parere è proprio la trama ad essere debole.

Anche quando scopriamo il vero scopo di questa “setta”, l’argomento non viene approfondito. I personaggi coinvolti non ci diranno mai come è nato tutto. Johnny è il protagonista che farebbe innervosire chiunque, sembra che nessuno gli dia ascolto e nessuno abbia intenzione di aiutarlo. Il destino gli si accanisce costantemente e brutalmente. Il finale possiamo solo immaginarlo. Seppure ci si voglia ricavare una lezione di vita, visti gli episodi sempre più frequenti di razzismo in Europa, si rimane a bocca asciutta.

Se volete addentrarvi in questo mezzo incubo e magari trovando modo di contraddirmi fate pure, vorrei dare ancora una chance a Partisan, sapete che difficilmente stronco le serie svedesi. I sottotitoli inglesi sono disponibili e il trailer rimane allettante:

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