The Last Kingdom (Season 4… ma non solo)

Vi è una costante in tutte le 4 stagioni di “The Last Kingdom” (serial tratto dai romanzi di Bernard Cornwell) ed è la descrizione del processo storico che, attraverso alcune fasi, avrebbe portato poi alla unificazione dei 4-5 stati regnanti del territorio della Gran Bretagna ancora divisi ed ognun per suo conto nel medio-evo, nell’epoca successiva alla caduta del dominio romano e caratterizzato dalle continue invasioni dei Danesi o Vichinghi o Northmen, secondo come si preferisce chiamarli, e nel tempo nel quale ancora erano molto sentiti la divisione, l’odio e la guerra tra gli originali nativi Sassoni contro i Danesi invasori ma con questi ultimi anche poi dopo sedimentatisi nel territorio conquistato e desiderosi di restarci in pace.

Naturalmente in un serial così devono esserci dei protagonisti che attraversano questo processo e nel nostro serial è Uhtred di Bebbanburg. A parte l’abilità di uscirne sempre non solo “moralmente e fisicamente vincitore”, ma anche illeso dalle battaglie di guerra intraprese e dai rapporti politici e individuali con i vari regnanti in lotta, Uhtred è quello che permette capitolo per capitolo, stagione per stagione, al processo di possibile unificazione sopra descritto di fare comunque passi avanti seppur piccoli, ma sempre un avanzamento del processo e mai un arretramento.

In questo processo, molto spesso con battaglie e guerre, ci sono chiaramente morti e feriti sul campo e spesso sono personaggi importanti e significativi per Uhtred quali il primo figlio avuto dalla prima moglie, la propria seconda moglie Gisela, il suo padre putativo, il cattolico padre Beocca (interpretato da un bravissimo Ian Hart) confessore e consigliere di Re Alfred del Wessex e che sacrifica la propria vita per salvare il figlio di Uhtred, suo fratello Ragnar (non è lo stesso Ragnar di “The Vikings”), lo stesso Re Alfred che dopo averlo usato, gestito e controllato come sua spada e vincitore di battaglie e di guerre, prima di morire, poi lo libera riconoscendogli il proprio valore di uomo oltre che di guerriero, ma ottenendo da Uhtred la protezione del figlio Edward non ancora maturo per diventare Re.

Ma la caratteristica indelebile ed autentica di Uhtred non è solo e tanto il suo coraggio o la sua abilità guerresca o la sua scaltrezza e capacità di saper leggere  le situazioni e trovare le soluzioni, ma il suo VALORE come persona, come uomo, come guerriero, possedendo quelle virtù, quali l’onestà, la dignità, la lealtà verso i propri giuramenti e schieramenti, i valori umani di compassione e misericordia con i deboli, anche perché per breve tempo ha vissuto in schiavitù e conosce il valore della libertà individuale e combatte il dominio dell’uomo sull’uomo, caratteristiche che ne fanno comunque un uomo amato dai suoi compagni di lotta e di battaglia ma anche molto rispettato dai suoi nemici, il popolo dei Danesi di cui lui invece sente di farne parte per educazione culturale e militare.

Uhtred è infatti mezzo sassone e mezzo danese ed è l’anello di scontro (i Danesi lo chiamano “l’ammazza danesi”) ma anche di congiunzione tra i due popoli in lotta perché li conosce intimamente; inoltre Uhtred non sarebbe tale se non avesse anche le stimmate del guerriero che vive pienamente i propri miti ed i propri Dei pagani e la mitologia ed il mito del Valhalla (così come li vive nella 3° stagione per vendicare la morte di suo fratello Ragnar) perché altrimenti il serial sarebbe “falso” se dentro esso non fossero rispettate le descrizioni di quelle che potevano essere le mentalità, le spiritualità, gli atti e le convenzioni sociali e morali del tempo raccontato.

Infatti sono ampie e verosimili le descrizioni di quali potevano essere i rapporti tra i sessi, tra i religiosi ed i civili, tra i guerrieri ed i contadini, tra i regnanti ed i sudditi, tra le religioni ed il potere, tra i capi ambiziosi e le conseguenti lotte per la conquista del potere, tra i capi guerrieri ed i loro eserciti e, last but not least, le descrizioni della guerra tra le religioni che i due popoli vivevano e cioè quella pagana dei Danesi e quella cattolica dei sassoni così come è descritto nell’episodio della morte di sua sorella Thyra.

Una ricostruzione molto “fantasiosa” invero ma che riesce a raggiungere una “verosimiglianza storica incredibile”. Tutto questo fa di “The Last Kingdom” un esempio mirabile di “serial storico-antropologico” di pari livello del più celebre “The Vikings”, anch’esso ambientato più o meno nelle stesse epoche e con le evidenti molte assonanze ed evocazioni sia di personaggi che di situazioni. La differenza sta solo nel fatto che “The Vikings” ha come personaggi principali i Regnanti Vichinghi, a cominciare da Ragnar, sua moglie Lagertha e poi i suoi figli ma anche i Regnanti Sassoni, mentre “The Last Kingdom” ha il solo Uhtred, che da bambino è un piccolo Lord decaduto, poi uno schiavo preso da una famiglia danese che lo alleva come un guerriero danese e che poi cresciuto, per voler ritornare ad essere il Lord della sua città Bebbanburg, si trova a dover vivere situazioni di guerra e di potere “non volute” ma “subite” ma che deve sempre e comunque affrontare per andare incontro al suo destino…

”Destiny is all”!!

                                                      Amed Fre

The Last Kingdom – produzione BBC-Netflix, tratto dai romanzi di Bernard Cornwell, prodotto da Nigel Merchant e Gareth Neame.

Interpreti principali: Uhtred (Alexander Dreymon) – King Alfred (David Dawson) -Brida (Emily Cox) – Ragnar suo fratello (Tobias Santelmann) – Padre Beocca (Ian Hart)

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