Avere 25 anni e sentirseli tutti… (Vingt-Cinq)

Bryan Marciano

Questo bel faccino appartiene a Bryan Marciano, attore, produttore, sceneggiatore e regista, che si è cimentato per la prima volta in una serie tv comedy francese, Vingt-Cinq, distribuita oltreoceano da gennaio, per cui si trovano i sottotitoli anche in inglese.

Protagonista per eccellenza è questa età, venticinque, momento complicato per la maggior parte dei giovani laureati che devono abbandonare la vita spensierata per iniziare a progettare un futuro. I protagonisti sono quattro amici uniti dai tempi della scuola, ognuno sente l’esigenza di definire il proprio destino, pressato anche dai familiari, ma la voglia di scappare dalle responsabilità è più forte.

Jeremy (Bryan Marciano) torna da un viaggio a New York con la fidanzata, ma appena atterrati a Parigi lei gli comunica che tra di loro è finita. Il ragazzo, che sul conto ha circa 800 euro, entra in depressione, ma i suoi amici lo aiuteranno a riprendersi. In realtà per tutta la serie gli amici si sostengono a vicenda nelle lotte quotidiane: Alex (Alexandre Boublil) scappa dalla numerosa e rumorosa famiglia, soprattutto da una madre ansiosa che vuole vederlo sistemato, mentre lui sogna di diventare Marc Zuckenberg, e gira le banche in cerca di prestiti per aprire una startup di servizi; Jonas (Pierre Lottin), convinto eterosessuale, è il belloccio del gruppo, frequenta molte ragazze, è famoso per dei giochi erotici basati su giochi di società, peccato che al momento culminante qualcosa va storto; infine Adrien (Pablo Pauly), il personaggio più tormentato di tutti, già sposato, con lavoro stabile e, perché no, futuri pargoli, che ogni tanto sparisce e torna ragazzino, in preda a crisi di mezza età.

Jeremy è lo sfigato del gruppo, è uno che subisce, gli manca il coraggio di lanciarsi e prendere iniziative. La ragazza che l’ha lasciato ha ormai una sua vita e anche una carriera promettente di scrittrice, mentre lui, che sogna di diventare scrittore, è ancora bloccato su un romanzo storico che non è altro che la copia di Game of Thrones… d’altra parte “se la serie ha avuto successo, lo avrà anche il libro”.

L’angoscia di Jeremy è dovuta alla sua paura di restare solo, ma soprattutto di apparire solo agli altri, per questo finge di parlare con qualcuno quando il vicino lo spia dalla finestra o ordina sushi per 3, 4, 8 persone sotto lo sguardo perplesso del proprietario del sushi bar.

Il rapporto con i suoi genitori è conflittuale, ha questo bisogno di sentirsi indipendente, di affrontare le cose da solo, ma finisce sempre per aver bisogno di qualcuno (o meglio qualcuna) che lo guidi. L’impressione che nasce dalla visione della serie è che vivere con i genitori a 25 anni è umiliante, ma nello stesso tempo non è nemmeno facile ritrovarsi improvvisamente adulti in una città dove gli stipendi non sono altissimi, al massimo ci si può permettere di vivere in un monolocale e le relazioni sentimentali sono complicate.

La serie è divertente e non scade mai nel volgare pur essendo molto esplicita. Le donne sono in secondo piano ma hanno ruolo determinante nelle scelte dei protagonisti e sembrano più determinate nonostante le loro problematiche. La scena del dialogo tra padre e figlio nell’ascensore bloccata è illuminante. Per il resto, sorriderete in ogni puntata, vi affezionerete ai ragazzi, magari vi immedesimerete tornando un po’ indietro nel tempo se avete la mia età. Incrocio le dita per una seconda stagione, magari passiamo ai 30.

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