Mother Father Son – marionette o burattinai nel teatro della vita?

Partita l’8 giugno su Sky Atlantic, “Mother father son” è un family drama del 2019 in otto episodi prodotta da BBC Studios, un ambizioso progetto nel quale famiglia, potere, politica, intrighi, corruzione, scandali e segreti si fondono in una miscela esplosiva. La serie, creata da Tom Rob Smith, autore di “Child 44” nonché sceneggiatore di “American Crime Story – L’assassinio di Gianni Versace” e diretta da Charles Sturridge, regista di “Runners”, segna il debutto di Richard Gere in una produzione televisiva dopo la sua unica apparizione nel mitico “Kojak” del 1976 (l’attore ha già precisato che è stata la prima ed ultima volta, ahimé…).

Ambientata a Londra nel cuore della city é la cronaca della quotidiana lotta di Max Finch (Richard Gere), magnate dei media globali, per mantenere a tutti i costi la leadership del suo impero lavorativo e l’assoluta padronanza del suo contesto famigliare. Uomo dal passato difficile ed erede del re dell’acciaio in Pennsylvania (il padre Walter è interpretato da Ciaran Hinds) Max si è creato da sé un vero e proprio regno intaccabile dai confini molto ben delimitati nel quale solo i prescelti possono entrare. La sua posizione comporta un’enorme responsabilità, rischi ed elevato stress ma lui, abile affabulatore, come un “guru” istruisce tutti i suoi dipendenti ad imitarlo. Affabile e gentile si preoccupa delle persone con cui interagisce e di loro conosce tutto, anche il più intimo dettaglio privato ma solo per motivi legati al suo interesse, raggiungere potere e successo. La brillante carriera non è frutto dei suoi meriti bensì della sua abilità ad avere gli appoggi giusti, della sua capacità di manipolazione eliminando tutti i nemici e gli ostacoli seppur con metodi sporchi come il ricatto. Il suo è un ambiente spietato nel quale per battere la concorrenza e conservare il prestigio non esistono amore né sentimenti, bisogna metterli da parte insieme alla moralità ed agli scrupoli perché distraggono dal lavoro e dai tuoi obiettivi, quindi i cosiddetti “affetti” sono pianificati e gestiti come fossero un progetto. Ma vale davvero la pena sacrificare ogni cosa per le proprie ambizioni e una volta soddisfatte lo ripagheranno di tutto ciò a cui ha rinunciato o meglio non ha mai conosciuto? Nessuno ha avuto il coraggio di dirgli che il mondo non ruota intorno a lui?

Divorziato da Kathryn (Helen McCrory di “Peaky blinders”), l’ereditiera ex moglie molto diversa da lui che si occupa di volontariato, Max si è risposato con la messicana Sofia che presto lo renderà padre ed ha un tormentato rapporto con il figlio trentenne Caden da lui cresciuto ed ora alla guida del “National Reporter”, la testata più importante del gruppo. Maniaco del controllo, anche con loro si comporta da esperto burattinaio che muove perfettamente i fili di ogni sua marionetta: sono tutte pedine sulla dama che gli consentiranno di fare “scacco matto”. Ma quando tiri troppo, i fili si spezzano e i burattini cadono, infatti incombe la catastrofe, un imprevisto e tragico evento metterà in discussione tutto il suo operato. Riuscirà Max ad averla sempre vinta o Caden potrà finalmente mostrare la sua vera anima e rivelare al mondo la verità su suo padre affrontandone tutte le conseguenze ma smettendo di essere terrorizzato da lui e dal suo implacabile giudizio?

A fianco dei tre protagonisti segnalo la presenza di Pippa Bennet-Waner nel ruolo di Lauren, la consulente di Max, Sinead Cusack e Paul Ready in quelli di Maggie e Nick, due giornalisti, Danny Sapani è Zakary, Primo Ministro del Regno Unito musulmano e Sarah Lancashire è Angela Howard, capo dell’opposizione politica.

Sinceramente dopo aver letto la trama non ne ero attratta, la tematica politicofamigliare era forte e pesante, ma devo dire che mi sono totalmente ricreduta, mi è piaciuta subito dal primo episodio, come spesso accade BBC significa garanzia! Ci sono alcune somiglianze con la nostra recente produzione “Devils”, sempre trasmessa da Sky, stessa location, ambiente lavorativo corrotto, ma alla fine è diversa perché qui il lato famigliare ha molto più spazio (ed ho apprezzato), il taglio qualitativo è migliore e poi scusate se lo dico, ma Gere versus Dempsey non ha confronto, lo batte alla grande!

Strepitosi i tre attori principali, Gere perfetto nella parte del marito padre/padrone mostro, cinico e crudele, incapace a sua volta di uscire dall’armatura in cui si è intrappolato e di cambiare. A 71 anni conserva immutato il suo carisma e fascino pur se ben lontano dal suo esordio come sex symbol. Anche se ha già recitato parti da cattivo, è strano vederlo in questo ruolo inconsueto che si discosta completamente dalla sua immagine reale, da poco padre del terzo figlio, da anni convertito al buddhismo, attivista per scopi umanitari e cause civili. Con questo non significa che sia un santo, anzi la parte da infame gli riesce benissimo! Bravissima la McCrory madre amorevole, sorprendente la performance di Howle che sembra davvero un disabile, non è affatto semplice recitare una parte simile conservando la dignità e lui ci è riuscito.

Pur se crudo in alcuni aspetti tutto l’insieme è un impietoso ma fedele specchio della vita. Le colpe dei padri ricadono sempre sui figli? I loro insegnamenti possono essere giusti e farli diventare persone buone ma anche sbagliati e rovinarli per sempre, sta a noi capire se seguire le loro orme oppure le nostre. Quali sono le cose che contano veramente nella vita, avere successo ma essere vuoti oppure essere persone normali, ricche di sentimenti ed umanità, circondate da famigliari ed amici che ci vogliono bene? Meglio un giorno da leone o cento da pecora, insomma? Non so voi, ma io scelgo l’opzione due, non ho alcun dubbio…

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