THE VICTIMS’ GAME – Qual è il tuo ultimo desiderio?

Disponibile su Netflix dal 30 aprile “The victims’ game” è una serie crime drama taiwanese che si sviluppa in otto episodi. Tratta dal bestseller “The fourth victim” del romanziere Infinity (lo pseudonimo è tutto un programma) è un progetto ambizioso destinato ai mercati d’oltreoceano dalla trama complicata come un rompicapo.

Siamo a Pinglin City, distretto rurale situato nel sudest di New Taipei, nella zona montuosa a confine con la Contea di Yilan, dove risiede il museo del thè più famoso al mondo. La zona è nota per la produzione di thè pouchong (Baozhong), dal gusto leggermente ossidato con note floreali, una miscela tra la varietà verde e quella blu (oolong), infatti l’80% della popolazione residente si dedica alla coltivazione di questa preziosa pianta. Qui vive Fan Yi-Jen (Joseph Chang), Detective Forense vedovo e padre della diciottenne Chang Hsiao-Meng (Moon Lee) che lavora nel nightclub Fengling, con la quale ha un rapporto problematico. Affetto dalla sindrome di Asperger (disturbo autistico dello sviluppo che compromette le interazioni sociali e ha schemi comportamentali ripetitivi), è sempre stato considerato fonte di scherno e soggetto inferiore agli occhi degli altri. Ma lui non si è mai arreso e frequentando l’Accademia Forense è riuscito a trasformare il suo handicap in una qualità, diventando il più meticoloso ed intuitivo Detective della Terza Sezione Investigativa della Polizia capitanata dall’irascibile Chao Cheng-Kuan (Jason Wang), con il quale collabora.

La scoperta di un cadavere dissolto nell’acido all’interno di un hotel è solo l’inizio di una terribile catena di omicidi seriali. La vittima viene identificata come Su Ko-Yun, una famosa cantante da tempo assente dalle scene che sta per pubblicare un nuovo disco, ma l’autopsia rivela che invece si tratta di un uomo. Qual è la sua vera identità e dove si trova lei? Seguiranno altre vittime che apparentemente non hanno alcun collegamento né si conoscono. Le loro età, professioni e vite sono differenti, ma sulle scene dei crimini spiccano tre elementi in comune: i segni di una iniezione di Fentanyl, potente analgesico oppioide, la presenza di Chang Hsiao-Meng visibile dalle telecamere di sorveglianza e un oscuro legame tra ogni vittima che in qualche modo conduce alla successiva. E’ lei l’angelo della morte di queste persone? Per quale motivo lo fa? Nonostante il rapporto spezzato con la figlia, Fang tenterà tutto il possibile per evitare non coinvolgerla nelle indagini. Ad aiutarlo l’ambiziosa Hsu Hai-Hin, giornalista del “New Times News” (Tiffany Ann-Hsu) con la quale si occuperà del caso che appare più intricato di una foresta, insieme scopriranno la verità che si rivelerà ben diversa dall’apparenza.

Star della serie é Joseph Chang, vincitore nel 2012 del premio come miglior attore per il film “Girlfriend, boyfriend” al Taipei Film Awards, noto anche per “Eternal summer”, film del 2006 con il quale fu candidato a due Golden Horse Awards e per “Nowhere man”, la prima serie cinese sempre di Netflix, del 2019. Al suo fianco la bella Tiffany Ann-Hsu, modella cantante ed attrice che ha recitato nelle serie “Fresh off the boat” in onda dal 2015, “It started with a kiss” del 2005 e “They kiss again” del 2007.

Particolare e degno di nota il soundtrack originale composto da vari artisti, tra cui spiccano la sigla iniziale e quella finale. La prima è un inquietante souvenir anni ottanta, un mix tra la colonna sonora dei classici horror di Dario Argento e la musica di sottofondo dei videogiochi d’epoca, vi ricordate Pacman? Ecco, qualcosa di simile! La seconda invece, intitolata “One who will find me” è un’intensa, insolita e melodica ballata sentimentale interpretata da Karencici (Lin Kailin) talentuosa cantante cinese-americana dalla voce unica. Segnalo inoltre i brani “White horse” di Shao Ho e “Everyone is a ghost” di Tiffany Ann-Hsu.

Tre sono gli argomenti principali su cui ci invita a riflettere: il primo e più importante è la sacralità della vita, un dono del quale siamo in parte artefici. Anche se in alcuni casi (ad esempio una malattia incurabile o degenerativa) è umano pensarci, non è compito nostro decidere quando inizia e finisce la nostra vita. Siamo accomunati dalla gioia ma anche da stati d’animo contrastanti che ci fanno soffrire e a volte desiderare di non continuare quali la solitudine, l’infelicità, il dolore, l’incomprensione, la non considerazione, i sensi di colpa, i peccati da espiare, ma questa storia ci insegna che la cosa migliore che possiamo fare è imparare a conviverci trovando amore, umanità e compassione. Ci vuole più coraggio a vivere o a morire? Dilemma al quale è davvero difficile rispondere. Il secondo tema è quello di un genitore che si spinge fino al limite per proteggere il figlio colpevole di un crimine, è giusto o dovrebbe distaccarsi dal suo ruolo e giudicare in modo obiettivo? Anche qui quesito morale di grande spessore. Ultimo spunto è il giornalismo, lavoro delicato, chi lo fa con vera passione deve sempre ricordarsi non scrivere solo pensando alla propria ambizione e successo ma anche al rispetto degli altri. Ogni parola o commento ai fatti accaduti può significare un grande aiuto e supporto ma anche ferire indelebilmente o segnare per sempre la vita dei protagonisti o dei lettori, soprattutto quando si tratta di cronaca o di notizie non vere.

Buona visione!

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